© Steve Winter / Immagine parte dell’esposizione fotografica 

Ciò che lascia stupiti nelle descrizioni antiche, medievali e moderne degli animali è la sommarietà delle conoscenze circa il loro comportamento. Filosofi e letterati non vedevano nulla, limitandosi a ripetere i luoghi comuni popolari circa i presunti tratti immutabili della psicologia animale (l’astuzia della volpe, la codardia delle iene, il coraggio del leone ecc.).
Né i naturalisti facevano molto meglio: loro oggetto non erano corpi vivi e in azione ma cadaveri, sezionati su tavole anatomiche e dunque oramai muti. Con rare eccezioni (Darwin innanzitutto, ovviamente) i tentativi ottocenteschi di approfondire la scienza zoologica non cambiarono sostanzialmente le cose, poiché gli animali oggetto di studio erano prigionieri in luoghi totalmente differenti da quelli nei quali essi vivevano abitualmente.
La svolta dell’etologia contemporanea, consistita nel compiere osservazioni (il meno intrusive possibile) nell’habitat in cui le varie specie si sono realmente evolute, ha infine messo a disposizione un’eccezionale quantità di informazioni, consentendo di smentire quasi tutto ciò che credevamo di sapere.

Ma perché queste novità possano arrivare a un pubblico non-specialista, l’unico che possa promuovere reali cambiamenti nella società, è necessario il medium dell’immagine: grazie agli straordinari reportages fotografici e documentaristici ora non si può più negare in buona fede la straordinaria varietà e ricchezza delle soluzioni che gli animali non-umani hanno sperimentato per risolvere i problemi della vita di ogni giorno.
Ogni giorno scopriamo, persino negli animali a noi più vicini, strategie, emozioni, legami sociali che erano ritenuti impensabili fino a pochi decenni fa. E scopriamo anche purtroppo, con evidenza inconfutabile, che il nostro dominio sulle altre specie si manifesta nelle forme più atroci, sia nelle regioni lontane ed esotiche sia a pochi passi da noi, negli allevamenti, nei laboratori scientifici, nei luoghi deputati al divertimento.
Esporre tutto ciò pubblicamente è l’unico modo per scalfire l’ipocrisia, per impedire che si possa ancora ripetere: “Non sapevo”.

Gianfranco Mormino (Milano, 1962) è professore ordinario di Filosofia morale presso l’Università degli Studi di Milano. Si è occupato del pensiero scientifico e filosofico del ‘500 e ‘600, pubblicando volumi e articoli su Leibniz, Huygens, Newton, Lucrezio, Montaigne, Descartes, Hobbes, Spinoza. I suoi ultimi volumi sono Per una teoria dell’imitazione (Milano 2016) e Dalla predazione al dominio. La guerra contro gli animali (Milano 2017, con Raffaella Colombo e Benedetta Piazzesi). È titolare della prima cattedra italiana in Human-Animal Studies.

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Informazioni pratiche

  • Relatore: Gianfranco Mormino, professore di Filosofia morale
  • Lingua: italiano
  • Durata: 90 minuti

Data / Ora
20/10/2018
16:00 - 18:00

Luogo
Ex Macello

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