Per gentile concessione dell’autrice pubblichiamo il bellissimo articolo apparsogiovedì 17 maggio 2018 sul Corriere del Ticino, contenente l’intervista con il nostro ospite Luca Bracali.

Ambiente «Salviamoli dall’estinzione»

A colloquio con il fotografo ed esploratore Luca Bracali ospite negli scorsi giorni a Lugano
Una difesa a spada tratta del pianeta e dei tesori animali e vegetali che stanno scomparendo
BEATRICE JANN

Ospite di LuganoPhotoDays, il fotografo, esploratore e regista italiano Luca Bracali ha raccontato sabato scorso nello Spazio 1929 del suo impegno per l’ambiente. Durante la conferenza dal titolo evocativo di «Salviamoli dall’estinzione!», con l’ausilio delle sue splendide immagini catturate in tutti gli angoli del globo, Bracali ha perorato la causa della protezione dell’ambiente. Lo abbiamo incontrato per una breve chiacchierata.

«Io devo documentare le bellezze della terra!» è con questa frase perentoria che Luca Bracali, fotografo, regista ed esploratore italiano, definisce la passione che lo ha spinto dalle foreste della Papua fino ai ghiacci artici delle Svalbard in Norvegia, dai parchi degli Stati Uniti alle distese del continente Antartico. Invitato da LuganoPhotoDays e grazie al sostegno di Fujifilm (Switzerland) A.G., Bracali ha fatto tappa a Lugano lo scorso fine settimana per una conferenza aperta al pubblico e uno speciale workshop.

«Il mio primo scatto – che ho ancora – l’ho fatto a 6 anni» ci confida mentre siamo seduti nel giardino alberato della villa luganese che ospita Spazio 1929. «Da allora la fotografia fa parte della mia vita». Dai bolidi della Formula Uno che rombano sulla pista alle top model sotto le controllate luci di uno studio, Bracali ha fotografato di tutto. «Un giorno però, mentre stavo lavorando negli Stati Uniti, mi sono chiesto che cosa mi appassionasse di più: fotografare il magnifico motore di una Ferrari, una modella russa che lentamente si spoglia o un tramonto sul delta dell’Okavango in Botswana. Per quanto possano essere attraenti, mi sono reso conto che i primi due soggetti sono troppo lontani dalla mia realtà. Mentre la terra con i suoi splendidi paesaggi, la sua natura, quella sì, fa parte di me. E dunque ho deciso di dedicare il mio lavoro e la mia vita a documentarne le bellezze». Bracali però non solo è dotato di una natura artistica, ma possiede anche un talento giornalistico. «Era il periodo che si parlava molto del buco dell’ozono. Mi sono informato, ho approfondito il tema e, nel 2003, ho voluto recarmi lì, in Antartide, nel luogo esatto dove è stata fatta questa drammatica scoperta». Ottimista nato, che preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto, ha però presto dovuto rassegnarsi a un triste fatto: «Ci hanno dato in eredità uno splendido, magnifico mondo. Purtroppo non potremo fare altrettanto nei confronti delle generazioni che ci seguiranno. Con le mie fotografie cerco di catturare la bellezza di paesaggi e di animali che rischiamo di perdere irrimediabilmente in pochi decenni. Penso che la Terra, in un modo o nell’altro, ce la farà nonostante tutto. Chi però ci perderà saremo noi, esseri umani. Attraverso i miei scatti cerco di sensibilizzare la gente, in modo che si renda conto della bellezza, dei tesori naturalistici che stanno sparendo».

La parte di mondo che gli sta più a cuore, a lui che ha visitato ben 140 Paesi, è l’Artico, scoperto nel 2008: «Anche se al Polo nord non c’è un continente come al Polo sud, tutto intorno ci sono paesi con culture, persone, tradizioni e una fauna eccezionale. Sicuramente tra gli animali che amo di più ci sono gli orsi e in particolare quelli polari. Purtroppo, secondo gli specialisti, rischiamo di perdere questa specie entro il 2050». Così Bracali si è messo sulle tracce di questi animali andandoli a scovare alle isole Svalbard, nella famosa baia di Churchill in Canada, fino in Alaska. Ha così avuto l’occasione di documentare il cambiamento di alimentazione di questi grandi mammiferi: da abili cacciatori di foche – divenute però ormai irraggiungibili a causa dello scioglimento della banchisa – i plantigradi hanno dovuto passare a una dieta più umile e meno nutriente di granchi, alghe e bacche, pur di riempire la pancia. «Questo si riflette nei risultati dei ricercatori che negli ultimi decenni hanno riscontrato una diminuzione del 15%-20% del peso medio degli orsi» conclude Bracali. Nel 2016 pubblica il libro «Pianeta Terra. Un mondo da salvare», che riassume le sue esperienze e le sue speranze. Per quest’anno è prevista l’uscita di un cofanetto contenente due libri dedicati alle piante «Il respiro della natura». «È dedicato a quei meravigliosi esseri che sono le piante. Ora non si parla quasi più del problema dello strato d’ozono che ci circonda, ma piuttosto del riscaldamento globale. Le piante sono nostre alleate nella lotta contro questi cambiamenti: se ognuno di noi ne piantasse quattro all’anno sarebbe un’azione concreta per contrastare questi mutamenti» suggerisce l’esploratore, all’ombra degli alberi centenari di Spazio 1929.
Luca Bracali accanto ai suoi preferiti: una femmina di orso polare con il suo cucciolo.
Luca Bracali accanto ai suoi preferiti: una femmina di orso polare con il suo cucciolo.


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